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Energie rinnovabili

In ingegneria energetica con il termine energie rinnovabili si intendono quelle forme di energia generate

da fonti di energia che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" nella

scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le

generazioni future. Sono dunque forme di energia alternative alle tradizionali fonti fossili e molte di

esse hanno la peculiarità di essere anche energie pulite ovvero di non immettere in atmosfera sostanze

nocive e/o climalteranti quali ad esempio la CO2. Esse sono dunque alla base della cosiddetta economia

verde.

Indice
1 Descrizione
2 Energia rinnovabile, sostenibile e fonti alternative
2.1 Il caso dell'incenerimento dei rifiuti
2.2 Il caso del nucleare
2.3 Il caso della geotermia
3 Dettagli sulle fonti rinnovabili
3.1 Fonti rinnovabili classiche
3.2 Nuove fonti di energia rinnovabile
3.3 Tecnologie del futuro
3.4 Energia o cogenerazione d' acqua (di falda)
4 Produzione italiana di energia elettrica da fonti rinnovabili
4.1 Produzione di energia rinnovabile in Italia per regione (2009)
5 Impatto ambientale delle fonti rinnovabili
6 Note
7 Voci correlate
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni

Descrizione

Sono comunemente considerate tali l'energia idroelettrica, quella solare, eolica, marina e geotermica,

ovvero quelle fonti il cui utilizzo attuale non ne pregiudica la disponibilità nel futuro. Al contrario,

quelle "non rinnovabili", sia per avere lunghi periodi di formazione, di molto superiori a quelli di

consumo attuale (in particolare fonti fossili quali petrolio, carbone, gas naturale), sia per essere

presenti in riserve non inesauribili sulla scala dei tempi umana (in particolare l'isotopo 235

dell'uranio, l'elemento attualmente più utilizzato per produrre energia nucleare), sono limitate nel

futuro. La classificazione delle diverse fonti è comunque soggetta a molti fattori, non necessariamente

scientifici, il che crea disuniformità di classificazione.

Attualmente alcune di esse sono ancora allo stadio di ipotesi o in fase di sviluppo; non è quindi sempre

chiaro il loro costo a regime, nonché il reale potenziale o peso sul fabbisogno di energia elettrica

mondiale rispetto alle fonti di energia tradizionali quali combustibili fossili ed energia nucleare, vuoi

anche per la non programmabilità di alcune di queste fonti (come fotovoltaico e eolico).

Energia rinnovabile, sostenibile e fonti alternative

Se la definizione in senso stretto di "energia rinnovabile" è quella sopra enunciata, spesso vengono

usate come sinonimi anche le locuzioni "energia sostenibile" e "fonti alternative di energia".
Esistono tuttavia delle sottili differenze:

Energia sostenibile è una modalità di produzione ed uso dell'energia che permette uno sviluppo

sostenibile: ricomprende dunque anche l'aspetto dell'efficienza degli usi energetici.
Fonti alternative di energia sono invece tutte quelle fonti di energia "non fossili", ovvero diverse

dagli idrocarburi o il carbone; rientra tra queste, ad esempio, anche l'energia nucleare, considerata

alternativa all'uso di idrocarburi e carbone.
Tuttavia, non esiste una definizione univoca dell'insieme delle fonti rinnovabili, esistendo in diversi

ambiti diverse opinioni sull'inclusione o meno di una o più fonti nel gruppo delle "rinnovabili". Secondo

la normativa di riferimento italiana, vengono considerate "rinnovabili":

« ...il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la

trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici. »
([1])
Rientrerebbero in questo campo dunque:

energia geotermica
energia idroelettrica
energia marina
energia delle correnti marine
energia a gradiente salino (osmotica)
energia mareomotrice (o delle maree)
energia del moto ondoso
energia talassotermica (OTEC)
energia solare
solare termico e termodinamico
solare fotovoltaico
energia eolica
energia da biomasse (o agroenergie)
biocarburanti, gassificazione
oli vegetali
cippato
energia o cogenerazione da acqua di falda
Una distinzione che spesso viene fatta in tale ambito è quella tra fonti rinnovabili "classiche"

(essenzialmente idroelettrico e geotermia) e fonti rinnovabili "nuove" (anche dette "NFER"), tra cui

vengono generalmente incluse l'energia solare, eolica e da biomassa.

Nell'ambito della produzione di energia elettrica le fonti rinnovabili vengono inoltre classificate in

"fonti programmabili" e "fonti non programmabili', a seconda che possano essere programmate in base alla

richiesta di energia oppure no. Secondo la definizione del Gestore dei Servizi Energetici (GSE, anche

conosciuto come GRTN), nel primo gruppo rientrano "impianti idroelettrici a serbatoio e bacino, rifiuti

solidi urbani, biomasse, impianti assimilati che utilizzano combustibili fossili, combustibili di

processo o residui", mentre nel secondo gruppo (non programmabili) si trovano "impianti di produzione

idroelettrici fluenti, eolici, geotermici, fotovoltaici, biogas"[2].

Talvolta, in alcuni ambiti, anche risparmio energetico ed efficienza energetica sono considerate - per

estensione - "fonti rinnovabili"[3], sebbene a rigore tali tematiche facciano parte dell'utilizzo

razionale dell'energia, e non della loro produzione. Taluni, ancora, considerano questi due aspetti,

legati all'uso piuttosto che alla produzione, all'interno della categoria dell'energia sostenibile.

La tematica si intreccia anche con il problema del riscaldamento globale e delle emissioni di CO2: una

definizione parallela di energie rinnovabili riguarda quindi anche il fatto che esse non contribuiscano

all'aumento dell'effetto serra (pur fra difficoltà di effettiva verifica delle emissioni effettive e

reali di tutta la filiera energetica/produttiva), sebbene anche in questo caso sia più rigoroso parlare

di energia sostenibile, essendo l'accento posto sugli effetti ambientali della produzione di energia,

piuttosto che sulle fonti da cui viene ottenuta.

Il caso dell'incenerimento dei rifiuti
A proposito dell'incenerimento dei rifiuti (in Italia anche detta "termovalorizzazione"), è da notare che

solo in Italia (in violazione delle direttive europee in materia) viene considerata rinnovabile

totalmente l'energia prodotta dalla termovalorizzazione laddove la UE considera invece "rinnovabile" solo

la parte organica dei rifiuti (ovvero gli scarti biodegradabili)[4].
Fonte rinnovabile, per la UE, significa quindi riproducibile dal Sole attraverso la fotosintesi e la

catena trofica.

Tale posizione è condivisa da gran parte dei movimenti ambientalisti, per i quali deve essere scartata da

tale computo l'energia prodotta dai rifiuti solidi urbani, in quanto questi sono prodotti anche con

materie prime fossili o prodotti sintetici non biodegradabili. La sola parte organica dei rifiuti sarebbe

dunque da considerarsi realmente "rinnovabile".

Il caso del nucleare
Sebbene "non fossile", l'energia nucleare non è annoverabile fra le rinnovabili poiché basata sullo

sfruttamento di riserve combustibili limitate di origine minerale, in particolare per quanto riguarda

l'energia da fissione e il ciclo di reazione che si basa sull'uranio-235 come combustibile (ovvero in

pratica il ciclo quasi esclusivamente sfruttato allo stato attuale). L'uranio-235 infatti costituisce

solo lo 0,7% del totale dell'uranio presente in natura, e in base alle riserve di uranio fino ad oggi

accertate si prevede che al consumo attuale, ma a prezzi di estrazione via via sempre più elevati, non ne

resti che per 20-30 anni[5][6]. Sono peraltro ormai noti da diversi decenni (ma finora di limitato

utilizzo per problemi tecnici e di sicurezza) cicli di reazione nucleare autofertilizzante che,

sfruttando il più abbondante uranio-238 (più del 99% del totale), promettono di prolungare la durata

delle riserve di minerale. Analogo discorso può essere fatto a proposito dell'uso del torio-232,

combustibile nucleare naturale più abbondante dell'uranio che sarebbe utilizzabile sia in reattori

tradizionali che in autofertilizzanti.

Anche la Commissione europea si è espressa affermando che il nucleare non è considerabile come fonte

rinnovabile [7].

In prospettiva più lontana è allo studio lo sfruttamento l'energia nucleare da fusione nel ciclo del

deuterio e trizio: prodotta a partire da elementi in pratica inesauribili in natura, è pertanto anche da

considerarsi energia rinnovabile secondo la definizione data sopra.

Una argomentazione per avallare non tanto la "rinnovabilità" quanto la "sostenibilità" dell'energia

nucleare è la mancata produzione di anidride carbonica durante il processo di fissione nelle centrali

nucleari. Viene tuttavia evidenziato che lo scavo del minerale, la sua raffinazione, l'arricchimento, il

riprocessamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive comportano comunque elevati consumi energetici e

quindi una certa produzione di CO2, sebbene ciò avvenga (in misura diversa) anche per la produzione da

altre fonti energetiche.

Il caso della geotermia
Anche sulla classificazione dell'energia geotermica non esiste uniformità di giudizio, in quanto è stata

rilevata e osservata la possibilità di esaurimento di un campo geotermico. Inoltre la produttività dei

pozzi tende a diminuire nel tempo, anche del 30% in dieci anni.[8]

Dettagli sulle fonti rinnovabili
Fonti rinnovabili classiche

Sezione laterale di una diga idroelettrica
Una centrale geotermoelettrica presso The Geysers, nella California del nord, di circa 750 MW di

potenza.Le fonti rinnovabili generalmente dette "classiche" sono quelle che vengono sfruttate per la

produzione di energia elettrica fin dall'inizio dell'età industriale. Le prospettive di uso futuro

dipendono dall'esplorazione delle risorse potenziali disponibili, in particolare nei paesi in via di

sviluppo e dalle richieste in relazione all'ambiente e all'accettazione sociale.

Tra le più antiche si trovano certamente le centrali idroelettriche, che hanno il vantaggio di avere

lunga durata (molte delle centrali esistenti sono operative da oltre 100 anni). Inoltre le centrali

idroelettriche sono pulite e hanno poche emissioni. Tuttavia si è scoperto che le emissioni sono

apprezzabili soltanto se associate con bacini poco profondi in località calde (tropicali), sebbene in

generale le centrali idroelettriche producano molte meno emissioni nel loro "ciclo vitale" rispetto agli

altri tipi di produzione di energia. Altre critiche dirette alle grosse centrali idroelettriche a bacino

includono lo spostamento degli abitanti delle zone in cui si decide di fare gli invasi necessari alla

raccolta dell'acqua e il rilascio di grosse quantità di biossido di carbonio durante la loro costruzione

e l'allagamento della riserva.[9]

L'energia prodotta da fonte idroelettrica, che ebbe un ruolo fondamentale durante la crescita delle reti

elettriche nel XIX e nel XX secolo, sta sperimentando una rinascita della ricerca nel XXI secolo. Le aree

con più elevata crescita nell'idroelettrico sono le economie asiatiche in forte crescita, con la Cina in

testa; tuttavia anche altre nazioni asiatiche stanno installando molte centrali di questo tipo. Questa

crescita è guidata dai crescenti costi energetici e il desiderio diffuso di generazione energetica "in

casa", pulita, rinnovabile ed economica.

Le centrali geotermiche possono funzionare 24 ore al giorno, fornendo un apporto energetico di base e nel

mondo la capacità produttiva potenziale stimata per la generazione geotermica è di 85 GW per i prossimi

30 anni. Tuttavia l'energia geotermica è accessibile soltanto in aree limitate del mondo, che includono

gli Stati Uniti, l'America centrale, l'Indonesia, l'Africa orientale, le Filippine e l'Italia. Il costo

dell'energia geotermica è diminuito drasticamente rispetto ai sistemi costruiti negli anni '70.[10] La

generazione di calore per il riscaldamento geotermico può essere competitiva in molti paesi in grado di

produrlo, ma anche in altre regioni dove la risorsa è a una temperatura più bassa.

La geotermia si rivolge alla ricerca e allo sfruttamento dell'energia di campi geotermici o di altre

manifestazioni utilizzabili dal calore terrestre anche per utilizzi non collegati alla produzione di

energia elettrica. Questa energia viene trasferita alla superficie terrestre attraverso i movimenti

convettivi del magma o tramite le acque circolanti in profondità. Gli impianti geotermici possono essere

usati per il riscaldamento, rinfrescamento degli edifici e produzione di acqua calda.

Gli impianti geotermici possono essere di due tipi:

a sonda verticale: le tubazioni vengono inserite verticalmente nel terreno fino a profondità di 150 mt.

per il prelievo di calore dal sottosuolo;
a sonda orizzontale: le tubazioni in questo caso sono inserite in modo orizzontale nel terreno, e

svolgono lo stesso ruolo delle precedenti. L'unico inconveniente è che occuperanno molto più sottosuolo

rispetto all'altra tipologia di suolo. Solitamente sono inserite a 2 metri di profondità.
Nuove fonti di energia rinnovabile
Il mercato per le tecnologie delle NFER è forte e in crescita principalmente in paesi come la Germania,

la Spagna, gli Stati Uniti e il Giappone. La sfida è allargare le basi di mercato per una crescita

continuativa in tutto il mondo. La diffusione strategica in un paese non solo riduce i costi della

tecnologia per gli utenti locali, ma anche per quelli negli altri paesi, contribuendo a una riduzione

generale dei costi e al miglioramento delle prestazioni.[10]

I sistemi di riscaldamento solare sono tecnologie di seconda generazione ben conosciute e generalmente

consistono di collettori termici solari, un sistema fluidodinamico per trasferire il calore dal

collettore al punto di utilizzo e un serbatoio o una cisterna per lo stoccaggio del calore per usi

successivi. Tali sistemi possono essere usati per riscaldare l'acqua domestica, quella delle piscine o

per riscaldare ambienti.[11] Il calore può anche essere usato per applicazioni industriali o come

sorgente energetica per altri usi, come i dispositivi di raffreddamento.[12] In molte zone climatiche un

sistema di riscaldamento solare può fornire una percentuale molto alta (dal 50 al 75%) dell'energia

necessaria a riscaldare l'acqua domestica.


Centrale elettrica solare da 11 MW vicino a Serpa, in PortogalloNegli anni '80 e nei primi anni '90 la

maggior parte dei moduli fotovoltaici fornivano energia elettrica soltanto per le regioni isolate (non

raggiungibili dalla rete elettrica), ma circa dal 1995 gli sforzi industriali si sono concentrati in modo

considerevole sullo sviluppo di pannelli fotovoltaici integrati negli edifici e centrali allacciate alla

rete elettrica. Attualmente la centrale fotovoltaica più grande del mondo si trova in Germania

(Waldpolenz) con 30 MW di picco e un progetto di estensione a 40 MW[13], mentre quella più grande del

nord America si trova presso la Nellis Air Force Base (15 MW).[14][15] Ci sono proposte per la

costruzione di una centrale solare nel Victoria in Australia, che diverrebbe la più grande al mondo con

una capacità produttiva di 154 MW.[16][17] Altre grosse centrali fotovoltaiche, progettate o in

costruzione, includono la centrale elettrica "Girrasol" (da 62 MW),[18] e il "Parco Solare di Waldpolenz"

in Germania (da 40 MW).[19]


Energia prodotta tramite l'eolico nel mondo e previsione dal 1997 al 2010, sorgente: WWEAAlcune delle

rinnovabili di seconda generazione, come l'eolico, hanno grossi potenziali di crescita e hanno già

raggiunto dei bassi costi di produzione, comparabili con quelli delle altre fonti di energia. Alla fine

del 2006 la capacità di produzione mondiale tramite generatori eolici era di 74,223 megawatt e nonostante

attualmente fornisca meno dell'1% del fabbisogno mondiale, produce circa il 20% dell'elettricità in

Danimarca, il 9% in Spagna e il 7% in Germania.[20][21] Tuttavia esistono alcune resistenze al

posizionamento delle turbine in alcune zone per ragioni estetiche o paesaggistiche. Inoltre in alcuni

casi potrebbe essere difficile integrare la produzione eolica nelle reti elettriche a causa

dell'"aleatorietà" dell'approvvigionamento fornito.[10]


Informazioni su una pompa di benzina arricchita all'etanolo, California.Il Brasile ha uno dei più grandi

programmi per l'energia rinnovabile al mondo, coinvolgendo la produzione di bioetanolo dalla canna da

zucchero e l'etanolo ora fornisce il 18% del carburante automobilistico. Come risultato, assieme allo

sfruttamento delle locali profonde riserve petrolifere, il Brasile, che in passato doveva importare una

grande quantità di petrolio necessario al consumo interno, ha recentemente raggiunto la completa

autosufficienza petrolifera.[22][23][24]

La maggior parte delle automobili usate oggi negli Stati Uniti possono utilizzare miscele fino al 10% di

etanolo, e i costruttori di motori stanno già producendo veicoli progettati per utilizzare miscele con

percentuali più elevate. La Ford, la Daimler AG e la General Motors sono tra le compagnie produttrici di

automobili, camion e furgoni "flexible-fuel" (letteralmente a "carburante flessibile") che utilizzano

miscele di benzina e etanolo dalla benzina pura sino all'85% di etanolo (E85). Dalla metà del 2006 sono

stati venduti circa sei milioni di veicoli E85 compatibili negli Stati Uniti.[25]

Tecnologie del futuro
Le tecnologie che sono ancora in corso di sviluppo includono la gassificazione avanzata delle biomasse,

le tecnologie di bioraffinazione, le centrali solari termodinamiche, l'energia geotermica da rocce calde

e asciutte (Hot-dry-rocks) e lo sfruttamento dell'energia oceanica.[10] Tali tecnologie non sono ancora

completamente testate o hanno una commercializzazione limitata. Molte sono all'orizzonte e potrebbero

avere un potenziale comparabile alle altre forme energetiche rinnovabili, ma dipendono ancora dal dover

attrarre adeguati investimenti in ricerca e sviluppo.[10]

Secondo l'IEA, le nuove tecnologie bioenergetiche (biocarburanti) che si stanno sviluppando oggi, in

particolare le bioraffinerie per l'etanolo dalla cellulosa, potrebbero permettere ai biocarburanti di

giocare un ruolo molto più importante nel futuro di quanto si pensasse in precedenza.[26] L'etanolo da

cellulosa si può ottenere da materia organica di piante composta principalmente da fibre di cellulosa non

commestibili che ne formano gli steli e i rami. I residui delle coltivazioni (come i gambi del mais, la

paglia del grano e del riso), gli scarti di legno e i rifiuti solidi cittadini sono sorgenti potenziali

di biomassa di cellulosa. Colture dedicate alla produzione energetica, come il panicum virgatum, sono

promettenti fonti di cellulosa che possono essere sostenibilmente prodotte in molte regioni degli Stati

Uniti.[27]


Schizzo di un collettore solare parabolicoLe centrali solari termodinamiche sono state rese operative

commercialmente con successo in California alla fine degli anni '80, comprendendo la più grande centrale

solare di ogni genere, le centrali del gruppo Solar Energy Generating Systems da 350 MW totali. La Nevada

Solar One è un'altra centrale da 64 MW recentemente aperta.[28] Altre centrali solari paraboliche

proposte sono le due da 50 MW in Spagna e una da 100 MW in Israele.[29]

In termini di sfruttamento dell'energia degli oceani, un'altra delle tecnologie di terza generazione, il

Portogallo ha la prima centrale a onde marine commerciale al mondo, l'Aguçadora Wave Park, in costruzione

dal 2007. La centrale userà inizialmente tre macchine Pelamis P-750 in grado di generare 2,25 MW[30][31]

e i costi sono stimati intorno agli 8,5 milioni di euro. Nel caso si rivelasse un successo, altri 70

milioni di euro saranno investiti prima del 2009 in altre 28 macchine per generare 525 MW.[32] Sono stati

annunciati in Scozia nel febbraio del 2007 finanziamenti per una centrale a onde marine dal Governo

scozzese, per un costo di oltre 4 milioni di sterline, come parte di un pacchetto di investimenti di 13

milioni di sterline per l'energia oceanica in Scozia. La centrale sarà la più grande al mondo con una

capacità di 3 MW generata da quattro macchine Pelamis.[33].

Nel 2007 la prima centrale al mondo ad energia mareomotrice di concezione moderna viene installata nello

stretto di Strangford Lough in Irlanda (sebbene in Francia una centrale di questo tipo, con sbarramento,

fosse gia in funzione negli anni '60). Il generatore sottomarino da 1,2 MW, parte dello schema per il

finanziamento per l'ambiente e le energie rinnovabili nell'Irlanda del nord, approfitterà del veloce

flusso di marea (fino a 4 metri al secondo) nel braccio di mare. Anche se ci si aspetta che il generatore

produca abbastanza energia per rifornire un migliaio di case, le turbine avranno un impatto ambientale

minimo, poiché saranno quasi completamente sommerse e il movimento dei rotori non costituisce un pericolo

per la fauna selvatica poiché girano a una velocità relativamente bassa.[34]

I pannelli solari che usano la nanotecnologia, che può costruire circuiti a partire da singole molecole

di silicio, potrebbero costare la metà delle tradizionali celle fotovoltaiche, secondo quanto dicono i

dirigenti e gli investitori coinvolti nello sviluppo dei prodotti. La Nanosolar si è assicurata

investimenti per oltre 100 milioni di dollari per costruire una fabbrica per pellicole sottili per

pannelli solari. La centrale della compagnia prevede una capacità produttiva di 430 MWp (Megawatt di

picco) di celle solari per anno. La produzione commerciale è cominciata e i primi pannelli sono stati

ordinati[35] dai clienti alla fine del 2007.[36]

Energia o cogenerazione d' acqua (di falda)
La cogenerazione da acqua di falda, utilizza l'acqua di falda proveniente da fiumi, pioggia o ghiacciai,

per produrre energia, attraverso pompe di calore. Le pompe di calore hanno in questo caso dei

coefficienti di prestazione (coefficient of performance) COP pari a circa 3, ovvero per ogni kW di

potenza elettrica impegnata si ottengono 3 kW di potenza termica disponibile: in tal modo circa 1/3 del

calore prodotto deriva dall’energia elettrica utilizzata, mentre i restanti 2/3 del calore prodotto

derivano dall’acqua di falda. C'è da dire che un COP inferiore o uguale a 3 presuppone che il kW

elettrico derivi da una qualche fonte energetica rinnovabile, altrimenti, per il fatto che il rendimento

elettrico di una centrale termoelettrica convenzionale o nucleare si aggira attorno al 30%, si avrebbe la

quasi parità fra l'energia primaria (l'energia chimica o nucleare che serve per produrre energia

elettrica) consumata indirettamente dalla pompa di calore e quella prodotta sottoforma termica dalla

stessa pompa di calore, con la conseguenza che per produrre 3 kW termici sono necessari circa 3 kW di

potenza di origine chimica (combustibili fossili) o nucleare, rendendo quasi vano l'effetto di guadagno

energetico che si potrebbe ottenere con un COP inferiore o uguale a 3 e questo rappresenta uno dei

principali problemi che riguardano l'utilizzo delle pompe di calore per il riscaldamento degli ambienti.

A tal proposito, per una buona scelta del sistema di riscaldamento, viene introdotto il cosiddetto

Rapporto di Energia Primaria (REP). A2A [2] ha realizzato e avviato progetti nella pianura padana, che è

ricchissima di acqua di falda, per teleriscaldare, raffreddare e fornire energia elettrica, attraverso

impianti di pompe di calore a gas e ad acqua di falda, a centinaia di migliaia, forse milioni di

abitazioni. Si può praticamente dire che la pianura padana galleggia su un mare di petrolio

ecocompatibile (acqua) e non è un caso che a Maurizio Canavese è stato costruito il primo condominio in

Italia a emissione zero, utilizzando principalmente l’acqua di falda. [3]

Produzione italiana di energia elettrica da fonti rinnovabili

Produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. Elaborazione da dati pubblicati da GSE /

TernaPer lungo tempo (fino a circa i primi anni sessanta) la produzione energetica italiana è stata in

larga parte rinnovabile, grazie in particolare alle centrali idroelettriche dell'arco alpino e, in misura

minore, dell'Appennino (oltre a quote minori relative alla geotermia in Toscana). Oggi tuttavia, a causa

dell'accresciuta richiesta di energia, nonché al quasi esaurimento della possibilità di nuove grandi

installazioni idroelettriche, le rinnovabili rappresentano quote minori della produzione.

Nel 2010 l'Italia ha prodotto circa 76,9 TWh di elettricità da fonti rinnovabili, pari al 22,2% del

fabbisogno nazionale lordo, con il 15,8% proveniente da fonte idroelettrica e la restante parte data

dalla somma di geotermico, eolico e combustione di biomassa o rifiuti. Con tali valori, circa il 90%

della produzione rinnovabile è prodotto con impianti definiti "programmabili".[37]


Variazioni percentuali fonti di energia rinnovabile in Italia. Elaborazione da dati pubblicati da GSE /

TernaCon tali valori, l'Italia risulta essere il quinto produttore di elettricità da fonti rinnovabili

nell'UE-15[38].

È da notare, tuttavia, che solo negli ultimi anni la produzione rinnovabile italiana è cresciuta in

maniera significativa grazie ad una sensibile crescita delle fonti eolica, fotovoltaica e da combustione

di biomassa, in quanto per lungo tempo tale produzione era costituita essenzialmente solo dalle fonti

idroelettrica e geotermica, di fatto quasi giunte alla saturazione del potenziale economicamente

sfruttabile in Italia.

Inoltre, nonostante gli incentivi, l'Italia deve anche fare i conti con ritardi legislativi e di

adeguatezza delle reti di distribuzione.

Per quanto riguarda la produttività delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare per l'eolico e

fotovoltaico, spesso le ore/anno effettive di funzionamento degli impianti sono minori rispetto alle

ore/anno di funzionamento preventivate in sede di progetto e alla potenza incentivata. Questo in parte

accade per effetto delle analisi preventive che potrebbero essere troppo ottimistiche.[39]

Produzione di energia rinnovabile in Italia per regione (2009)
Regione %
Lombardia 17,4%
Trentino-Alto Adige/Südtirol 14,6%
Piemonte 11,4%
Toscana 9,3%
Veneto 7.1%
Valle d'Aosta 4,6%
Calabria 4,5%
Puglia 3,9%
Emilia-Romagna 3.8%
Abruzzo 3,6%
Campania 3,3%
Friuli-Venezia Giulia 3,3%
Sicilia 2,4%
Lazio 2,2%
Sardegna 2,2%
Umbria 2,2%
Basilicata 1,4%
Marche 1,2%
Molise 1,0%
Liguria 0,6%

Fonte: GSE - Gestore Servizi Energetici[40]

Impatto ambientale delle fonti rinnovabili
Sono fonti di energia che possono permettere uno sviluppo sostenibile all'uomo, senza che si danneggi la

natura e per un tempo indeterminato.

Rinnovabile e sostenibile sono concetti che tuttavia vengono spesso confusi. Il fatto che un'energia sia

rinnovabile non significa necessariamente che questa sia anche sostenibile; un esempio di tale differenza

può essere visto nelle centrali legate a grandi bacini idroelettrici (come ad esempio la Diga delle Tre

Gole, contestata da alcuni movimenti ambientalisti).

Alcune di queste fonti (in particolare quella solare) possono inoltre permettere la microgenerazione e la

generazione distribuita, ossia essere prodotte in piccoli impianti domestici distribuiti sul territorio

che possono soddisfare il bisogno energetico di una singola abitazione o piccolo gruppo di abitazioni.

Questo permetterebbe di risparmiare l'energia che si perde nella fase di distribuzione di energia

elettrica, per esempio sugli elettrodotti, sebbene comporti anche la necessità di ridefinire la struttura

della rete elettrica nazionale.

Tuttavia è ancora oggetto di discussione il fatto che sia realmente possibile soddisfare tutto l'attuale

fabbisogno energetico del pianeta solo con il potenziale energetico proveniente da fonte rinnovabile, in

particolare nei paesi maggiormente industrializzati; permangono ad esempio problemi riguardo

"l'aleatorietà" (o "intermittenza") e "non programmabilità" di molte delle fonti di energia rinnovabile

(in particolare solare fotovoltaico ed eolico), che impongono un ripensamento globale delle reti

elettriche e la necessità di costruire grandi infrastrutture per lo stoccaggio dell'energia, come ad

esempio bacini idroelettrici di pompaggio o la costruzione (con materiali rari o inquinanti) di

accumulatori elettrochimici. Il problema dello stoccaggio risulta infine fondamentale per il settore dei

trasporti (e in particolare per aerei e navi), per il quale sono attualmente allo studio sistemi come

quello delle celle a combustibile per l'immagazzinamento dell'energia necessaria.

Note
^ DL 16 marzo 1999, n.79, art. 2,15 GSE-GRTN: "Normativa di riferimento", elenco norme di riferimento,

PDF
^ fonte GSE - comunicato stampa
^ Maurizio Pallante, "L'uso razionale dell'energia. Teoria e pratica del negawattora", ISBN 88-339-1035-0
^ La Commissione Europea, in data 20 novembre 2003, in merito alla distorsione della normativa

comunitaria in Italia in riferimento all'inclusione della parte non biodegradabile dei rifiuti quale

fonte di energia rinnovabile, si è così espressa: « La Commissione conferma che, ai sensi della

definizione dell'articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/ CE del Parlamento europeo e del

Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche

rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità (1), la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può

essere considerata fonte di energia rinnovabile.

La direttiva intende principalmente promuovere un maggiore uso di fonti energetiche rinnovabili nella

produzione di elettricità ma non istituisce un regime di sostegno finanziario al riguardo. Entro il mese

di ottobre 2005 la Commissione presenterà una relazione sui vari regimi di sostegno vigenti negli Stati

membri e, se del caso, correderà tale relazione di una proposta di quadro comunitario per l'elaborazione

di regimi di incentivazione per l'energia prodotta da fonti rinnovabili, come ad esempio i «certificati

verdi». Per quanto riguarda l'ammissibilità agli incentivi previsti per le fonti di energia rinnovabili,

le disposizioni della direttiva 2001/77/CE si limitano a stabilire che il regime di sostegno deve

esplicarsi «nel rispetto degli articoli 87 e 88 del trattato». La normativa nazionale che annovera i

rifiuti non biodegradabili tra le fonti di energia rinnovabili deve pertanto essere conforme alle norme

della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente (2).
Risulta chiaro che le disposizioni specifiche della disciplina comunitaria relative agli aiuti destinati

alle fonti energetiche rinnovabili (punti E.1.3 e E.3.3) sono applicabili soltanto alle fonti rinnovabili

che rispondono alla definizione dell'articolo 2 della direttiva 2001/77/CE (cfr. punto 6 e nota a piè di

pagina 7 della disciplina comunitaria). Le suddette disposizioni non si applicano pertanto agli aiuti per

la produzione di energia da rifiuti non biodegradabili. Tali aiuti possono tuttavia essere conformi alle

disposizioni relative agli aiuti al funzionamento concessi per la gestione dei rifiuti (punto E.3.1 della

disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente).
Gli obiettivi della direttiva 2001/77/CE vanno considerati congiuntamente ai principi stabiliti dalla

strategia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti. Le disposizioni nazionali che prevedono aiuti

non differenziati (riguardanti quindi anche la frazione non biodegradabile) per l'incenerimento dei

rifiuti devono dimostrare che sono compatibili con il principio della prevenzione della produzione di

rifiuti e che non costituiscono un ostacolo al reimpiego e al riciclaggio dei rifiuti stessi. La

Commissione esaminerà attentamente le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative messe in

applicazione dagli Stati membri per conformarsi alla direttiva 2001/77/CE.
(1)Per «biomassa» si intende la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti

dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie

connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani [cfr. articolo 2, comma 1 del

Decreto legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003 che ha recepito la norma europea per quanto riguarda

strettamente la definizione di biomassa].

(2) GU C 37 del 3.2.2001.” »
(Commissione Europea, C 78 E/192 Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea IT 27.3.2004)

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Agroenergie
Centrale elettrica
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(EN)U.S. Department of Energy - Energy Efficiency and Renewable Energy



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